Art Attack: le azioni non violente di Just Stop Oil e Ultima Generazione

Il 29 Maggio scorso, al Louvre di Parigi, la Gioconda di Leonardo è stata vittima di una torta alla crema lanciatagli addosso dagli attivisti di Just Stop Oil. Ma non è stato l’unico caso.

Il 14 Ottobre, la fazione britannica, ha lanciato una zuppa di pomodoro sui meravigliosi girasoli di Van Gogh esposti a Londra nella National Gallery.

Il 23 ottobre è stata la volta di “Il pagliaio” di Monet, esposto al museo di Potsdam, in Germania, e colpito da due attivisti di Ultima Generazione. Il 27 dello stesso mese, sempre in Germania, a ricevere attacchi è la ragazza con l’orecchino di perla di Vermeer, esposta all’Aja nel museo Mauritshuis.

Anche l’Italia si è fatta sentire in questa battaglia, e non solo attraverso l’arte.
Il 22 Luglio gli attivisti di Ultima Generazione si sono incollati alla Primavera di Botticelli esposta a Firenze negli Uffizi. Qualche giorno prima, in provincia di Lucca, si erano incatenati al teatro Puccini durante l’intervallo dell’opera “Madama Butterfly”.
Il 30 Luglio arrivano a Milano, al Museo del Novecento, incollandosi al materiale che sostiene la scultura di Umberto Boccioni, “Forme uniche della continuità nello spazio”.
Poi ancora a Roma ai musei Vaticani il 18 Agosto, e qualche giorno dopo a Padova nella cappella degli Scrovegni.

Gli attacchi più recenti risalgono, invece, al 4 Novembre a Roma.
È stato il turno di un altra opera di Van Gogh, il “Seminatore al tramonto”, che si è visto arrivare contro una bella zuppa di verdure. Mentre, il 5 Novembre, due attivisti di Futuro Vegetal si sono incollate alla cornice di “Maja desnuda” e “Maja vestida”, opera di Francisco Goya esposta a Madrid nel museo del Prado.

È più importante andare al lavoro o aiutare il pianeta a salvarci? È più importante tutelare un quadro o l’ambiente? Queste sono le domande che si pongono gli attivisti di Just Stop Oil, Ultima Generazione, Extinction Rebellion, Greenpeace, e molte altre cellule dell’associazionismo ambientale.

Se n’è parlato per tanti giorni, ognuno ha voluto dire la sua, soprattutto su Tiktok.
Ed anche io voglio dire la mia. O meglio, vorrei condividere con voi le domande che mi sono posta rispetto alla vicenda, provando ad analizzare fatti e motivi che hanno portato a questa “esasperazione generazionale”.

Non sono stati i ragazzi di Just Stop Oil, o quelli di Ultima Generazione, a portare in auge il tema dell’attivismo ambientale qualche mese fa. Loro hanno solo riacceso la miccia su un argomento ripreso da Greta Thunberg con il Friday for Future, prima del Covid, e di cui poi ci si è lentamente lasciati dimenticare.

E non è stata neanche Greta ad aver iniziato le lotte ambientaliste, perché che l’uomo stesse distruggendo il suo stesso ecosistema è praticamente storia almeno dagli anni ’70. Prima di Greta, nel 1992, al Vertice della Terra dell’ONU a Rio Dejaneiro, ci fu un’altra bambina, Severn Cullis-Suzuki che a soli 12 anni provò a parlare a tutti gli esponenti politici. Il suo discorso non era molto diverso da ciò che viene rivendicato oggi.

«Sto lottando per il mio futuro. Perdere il mio futuro non è come perdere un’elezione o qualche punto sul mercato azionario. Sono qui per parlare a nome di tutte le generazioni future. Sono qui per parlare a nome dei bambini che stanno morendo di fame in tutto il Pianeta e le cui grida restano inascoltate. Sono qui per parlare a nome del numero infinito di animali che stanno morendo nel Pianeta, perché non hanno alcun posto dove andare.»

Tuttavia, rispetto a Greta, Severn ottenne davvero scarsi risultati.

Ciò che viene fortemente rivendicato dalla nuova generazione è infatti il loro diritto alla vita ed al futuro, che stiamo in questo preciso momento contribuendo a distruggere.
Ecco perché nella loro ottica non è assolutamente importante un quadro in più di Van Gogh o uno in meno di Monet.

Tuttavia, quello che gli viene rimproverato è l’atteggiamento aggressivo ed estremo, che non si esaurisce solo con attacchi ad opere d’arte, ma anche con atteggiamenti che ledono il normale andamento della della vita quotidiana. Ultimo caso dibattuto è quello di aver bloccato il grande raccordo anulare di Roma impedendo anche alle ambulanze di passare.

In Italia quest’anno ci sono state diverse manifestazioni a favore dell’ambiente, solo a Torino negli ultimi mesi ce ne sono state una a settimana da parte di Extinction Rebellion.

Gli attivisti di questa associazione, da azioni in negozi come H&M, Zara, a l’aver occupato l’ingresso del palazzo dell’Intesa San Paolo, sono passati ai palazzi del potere.

Si sono infatti incatenati al balcone del palazzo della regione, in piazza Castello, per chiedere alla giunta regionale del Piemonte di fare qualcosa per fronteggiare la crisi climatica. La risposta è stata Digos e 15 fogli di via dalla città.

In altre parole, stiamo parlando di persone che adesso dovranno anche affrontare cause e spese legali per aver espresso un diritto, cosa che accadrà anche a quelli che si sono permessi semplicemente di affacciarsi sotto il palazzo a dare manforte ai manifestanti.

 

Bisogna però dare a Cesare quel che è di Cesare.
Dopo che i vari casi europei riguardanti le azioni non violente degli attivisti di Just Stop Oil hanno suscitato un po’ di rumore mediatico, i ragazzi di Extinction Rebellion Torino sono finalmente stati ricevuti dal Presidente del Consiglio Regionale Allasia.

Non ci vuole molto per intuire il retropensiero di questa mossa sorprendente da parte della autorità regionale. Quei ragazzi sono un bacino di voti non indifferente. Ad ogni modo, almeno in questo modo gli attivisti sono riusciti ad ottenere un incontro.

Mi sono quindi fatta una domanda. Perché queste persone che sono riuscite ad ottenere una visibilità mediatica così forte non l’hanno sfruttata come avrebbero dovuto?

Ho assistito ad un talk su rai due l’altra sera in cui c’era un confronto tra attivisti di Ultima Generazione, uno scienziato, uno storico (Paolo Mieli), un TikToker che dava addosso ai ragazzi delle proteste e due politici dell’attuale maggioranza parlamentare.

Premetto che quelle attaccate restano comunque opere importanti, beni comuni che appartengono alla collettività e che spesso a loro volta hanno rappresentato il senso di ribellione ai canoni sociali delle loro epoche. Tuttavia riesco a comprendere, mettendo insieme i fatti, il motivo per cui gli attivisti possono essersi spinti così “oltre”.
Quando non ci sono altri mezzi, infatti, non è affatto sconvolgente ricorrere a mezzi estremi.
Ma in fondo non è neppure questo il vero punto della questione.

Il fatto è che io questi attivisti li trovati impreparati ed incapaci di fronteggiare il dibattito pubblico, specie sul piano mediatico.

Sentendoli parlare in televisione, ho capito che non sanno realmente cosa vogliono.
Spesso parlano di cose molto complesse senza cognizione di causa. Lo trovo assurdo. Hanno voluto ricevere attenzione mediatica compiendo gesti estremi, senza però essere davvero in grado di restituire informazioni veritiere e capaci di “tenere botta” alle critiche dei più scettici.
Forse è per questo che non riescono, insomma, a sensibilizzare l’opinione pubblica avvicinandola alla loro causa.

Allo stesso tempo però mi sono chiesta se l’unica colpa di queste persone sia quella di essere fin troppo giovani. Ci sono sempre state le proteste e guai se non fosse così. Camionisti ed operai che bloccano le strade e le autostrade, la cui la rabbia è sempre stata giustificata perché lecita.

Allora la mia domanda è: perché la rabbia di questi ragazzi non vale quanto quella di un genitore che non sa come sfamare la propria famiglia nei mesi ed anni a venire?
Alla fine, il concetto espresso da entrambe le rabbie è lo stesso: “come faremo a sopravvivere?”

Mi ricordo che al terzo anno delle scuole superiori, il professore di ricevimento mi chiese perché ero sempre triste ed arrabbiata. Ed io glielo spiegai. Gli dissi che avevo paura per il mio futuro e ne ero preoccupata. In casa mia i problemi non sono mai stati nascosti, soprattutto quelli economici. Ciò che assorbivo dal mio ambiente era “disoccupazione, crisi, niente contributi e niente pensione”. Lui mi guardò, si mise a ridere e mi disse “perché pensi a questi problemi? hai solo sedici anni, non pensarci adesso, goditi la tua età.”

Ripensandoci adesso mi chiedo se, come sempre, non sia solo una questione di stereotipi: i giovani non sono stupidi, sono solo giovani.

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