Cannabis terapeutica: San Ji Tianxiang e la vittoria di Walter De Benedetto

Premessa: questo è uno scritto di suggestioni. Due storie lontane che camminano su binari paralleli e che affrontano un tema importante: il ristoro dal dolore attraverso l’utilizzo di sostanze psicotrope. Pur all’interno di una legislazione italiana che oggi prevede l’utilizzo della cannabis terapeutica per il trattamento di alcune patologie, non si può non sposare ogni istanza finalizzata alla miglioria di un testo ancora da perfezionare. Vi sono poi i soliti ambienti reazionari, che sul tema speculano ampiamente come da migliore tradizione e che ritardano di volta in volta l’approvazione di misure più decise per il benessere del malato.

Vi era, nella lontana Cina della seconda metà dell’Ottocento, un giovane e facoltoso medico che era solito curare i pazienti più poveri gratuitamente. Oltre che mosso da un autentico altruismo, questo medico era un fervente cattolico che aveva fatto suo e trasferito nella propria professione l’insegnamento dei Vangeli (che rimangono, anche per un laico, un testo di ottima fattura pregno di validi insegnamenti. Doveva pensare la stessa cosa anche un tale anarchico genovese che si chiamava Fabrizio De Andrè, che dai Vangeli, Riconosciuti e Apocrifi, compose quel capolavoro che è La Buona Novella). Un giorno questo medico, che si chiamava Mark Ji Tianxiang, si ammalò di una brutta malattia allo stomaco che gli causava terrificanti dolori. Trovò dunque sostegno e ristoro dal dolore nell’oppio, di cui presto divenne dipendente. Ji Tianxiang era solito,ogni domenica, confessarsi. Il suo parroco, appreso di questo consumo ripetuto, un brutto giorno estromise a divinis il giovane medico dal sacramento dell’eucarestia che è, per un cattolico, il principale tra i sacramenti cristiani ove, attraverso la transustanziazione, il pane e vino divengono carne e sangue di Gesù.

Vi era, ai nostri giorni, in Italia, un uomo di 49 anni, disabile e gravemente colpito da una terrificante malattia chiamata Artrite Reumatoide. Questo uomo si chiamava Walter De Benedetto. Un bel giorno Walter De Benedetto, che era vittima di atroci dolori come Ji Tianxiang, subì un controllo di polizia dove gli venne contestato il reato di coltivazione di sostanza stupefacente. Nonostante fosse beneficiario di regolare prescrizione per accedere alla cannabis terapeutica, il quantitativo erogato era di fatto insufficiente per lenire i dolori così che De Benedetto aveva pensato di prodursela da solo, la cannabis mancante.

Walter De Benedetto

Tra il 1899 e il 1901 la Cina fu scossa dalla Rivolta dei Boxer, una serie di moti violenti contro le influenze straniere nel paese. Tra gli altri, ad essere colpiti dalla repressione, furono i cristiani. Giunsero i boxer anche a casa del Dottor Ji Tianxiang e chiesero a lui e ai suoi famigliari di fare apostasia.  Il dottore, consapevole che un rifiuto sarebbe equivalso ad una condanna a morte, scelse per sé e per i suoi la via del martirio, a riparare agli effetti della sciagurata sentenza di non accordato perdono che lo aveva, di fatto, condannato ai margini della comunità cristiana. Vennero dunque tutti decapitati. Era il 7 di Luglio del 1900, provincia dello Hebei.

È il 27 Aprile del 2021, una tarda mattinata, quando le agenzie di stampa battono la notizia che Walter De Benedetto ha vinto la sua battaglia. Il Tribunale di Arezzo lo ha scagionato dall’infame accusa di detenzione a fini di spaccio di sostanza stupefacente.  S’è decisa una cosa che dovrebbe essere ovvia, ossia che il Dolore non è un Dovere, a differenza del Ristoro da esso che dovrebbe essere priorità della legislazione in merito, la quale dovrebbe adoperarsi per abolire ogni ostacolo verso l’applicazione della norma (permangono attualmente differenze regionali sulla gratuità dei farmaci e pochi sono inoltre i medici con competenze acquisite in merito, denuncia l’Associazione Luca Coscioni).

È il primo ottobre del 2000 quando Mark Ji Tianxiang viene canonizzato insieme ad altri 120 martiri cinesi. È passato un secolo e tre mesi, dal giorno del suo martirio, e circa 130 anni dalla mancata assoluzione per un peccato che peccato non è, ossia il diritto al benessere e il rifiuto del dolore. Se la Chiesa e i suoi rappresentanti più e più volte hanno battuto il tasto sulla necessità di portare la Croce, di accettare cioè quasi come un’elezione il dolore umano, la canonizzazione di Ji Tianxiang è un segnale importante così come la decisione di affidare a questo Santo la Protezione dei Tossicodipendenti. Non male, per un credente a cui erano stati addirittura vietati i sacramenti.

È il 28 Aprile del 2021 e Walter De Benedetto ha scritto una pagina importante nella Storia d’Italia. Da oggi nessuno potrà più essere perseguito perché non vuole soffrire. Grazie, Uomo.

Maurizio Perelli