Essere musa al tempo del coronavirus

Ci siamo conosciuti su Facebook prima del lockdown, artista e modella. Galeotte le foto di un corpo potente e flessuoso, mentre lei si scherniva: “No, non sono aggressiva!” Poi un lieve: “E tu come stai?”, come per dire: “Ma tu chi sei?”

Irina Lozovaya è una modella ucraina, nata a Snižne nel 1992. Tra le sue collaborazioni più significative quella con il grande fotografo ucraino Ruslan Lobanov, “uno degli artisti più famosi nell’area post Unione Sovietica. Egli definisce il suo genere come una fotografia cinematografica”. Per la sua presenza scenica Irina è stata scelta per essere una delle muse del libro fotografico “Under Wonder” di Lobanov (2019).

Da me intervistata nel 2020, durante il primo lockdown per il Covid19, Irina Lozovaya ha ripercorso gli inizi della sua carriera di modella. Qui di seguito alcuni stralci dell’intervista selezionati oggi per Deep Hinterland:

Attualmente vivo in una cittadina nell’hinterland di Kiev, con la mia famiglia ci siamo trasferiti da qualche anno dalla regione del Doneck, a seguito della guerra del Donbass (2014) e dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Doneck.

Il mio primo servizio fotografico professionale è stato con il fotografo Sergey Basin. Posso dire che questo shooting mi ha svelato come modella, ha svelato la mia sessualità e il mio mondo interiore.

La mia vita è  connessa con la fotografia, inizialmente per via di mio padre, cui piace pure la fotografia, in secondo luogo perché ho lavorato presso un negozio di fotoforniture per circa due anni.

Un giorno Ruslan Lobanov è venuto al negozio per comprare delle pellicole per la sua macchina fotografica. Dopo questo incontro occasionale abbiamo fatto diversi servizi fotografici insieme ed è stata un’esperienza fondamentale per me. Lui mi ha svelato molti segreti sulla fotografia e su come essere una modella professionista.

In generale, mi piacciono le foto di nudo. È una parte sensibile e bella della fotografia.

Di questo incontro virtuale svoltosi in pieno lockdown ho cominciato a scrivere. Poi via via le parole si sono fatte immagini:

Ho scritto un Sogno
Chiuso in una stanza in un letargo spezzato.
Unica possibilità il sogno alcolico.
Buio notte.
Servono occhi, giovani e grandi, carichi di speranza e tenerezza.
Faremo delle foto e sarà giugno, ritratti in un Sud zingaro, ritrovato, abbacinati di luce.
T’immagino con i colori del bianco e del nero.
Ma qui ora è solo una stanza di clausura,
Dove si rincorrono immagini di morte e sofferenza.
Chi lavora e si sacrifica per noi, perché si possa avere ancora un sogno,
Ci chiede solo di stare in casa, come una prigione dorata di protezione e cura.
Sarà giugno e saranno giovani occhi di speranza e amore.

 

Ma poi non ho aspettato giugno e ho disegnato, ho dato acqua colorata sul cotone del suo Eros nascosto e acerbo, ho immaginato la sua strada tartara, la tenda nomade della sua tribù, lungo le sponde ostili del Mar Nero.

Ho alternato una grafica da fumetto alla Andrea Pazienza ad una figurazione espressionista alla Egon Schiele, un jugendstil essiccato vagando smarrito e dolente tra Eros e Psiche.
Ho incontrato il “punctum” nel taglio esotico dei suoi occhi felini. Non la verosimiglianza, ma il punctum barthesiano, il dettaglio emotivo che corrompe, il binario deragliato, l’irragionevole, logico solo per l’arte.

E così hanno preso vita la Trilogia “Irina in Blue, in Red, in Black”, “I need eyes”, “The Tartan way”, “Dark Butterfly Moon”, “Luna Farfalla del Caucaso”, “Irina Lozovaya” ed altro ancora.

Altri deserti incontreranno cieli, altri mari bagneranno terre.

Visual artist: Massimo Maselli
Model: Irina Lozovaya