Green Pass e restrizioni sanitarie: come funzionano in America?

Gli ultimi dati relativi al Covid-19 li avrete già sentiti, così come tutte le recenti polemiche al riguardo dell’obbligo al green pass in Italia. Non sono né un medico né virologa, e quindi non ho alcuna intenzione di scrivere l’ennesimo articolo in cui si elencano tutti i motivi per cui sarebbe meglio farsi il vaccino (che sono davvero tanti; e quindi fatevelo questo benedetto vaccino, per favore!). Non voglio nemmeno entrare nei dettagli delle differenze etiche e normative che esistono fra green pass ed obbligo vaccinale. Vorrei però potervi offrire la mia personale esperienza in merito a questi temi, così come le mie osservazioni da straniera i cui connazionali ne hanno combinate di cotte e di crude sul fronte del covid.

Amici e conoscenti Italiani mi chiedono spesso: “Come va con il virus da voi negli Stati Uniti?” Bella domanda. Anche perché negli ultimi mesi è cambiato un po’ tutto. Con l’arrivo della variante Delta, l’America ha visto di nuovo un numero spaventoso di contagiati, in particolare in certi Stati: quelli dove meno persone hanno avuto la felice idea di vaccinarsi.  Questa differenza fra Stati è davvero importante nel mio paese. L’America è enorme, ed al suo interno convivono moltissime sensibilità diverse, anche per quanto riguarda la prevenzione sanitaria. Facciamo un esempio. Il numero complessivo di contagiati durante il cosiddetto “Picco Delta” a Philadelphia (cioè dove abito io) è estremamente più basso rispetto a quello della Florida. D’altra parte, la percentuale media dei contagiati oggi in Italia risulta inferiore sia a quella della Florida che a quella di Philadelphia. E questo per un semplicissimo motivo: gli Italiani si sono vaccinati molto più di frequente dei miei compaesani e sono anche molto più attenti quando si tratta di portare la mascherina.

Mascherina patriotica. Giuro che esiste veramente!

Ma quali sono le regole vigenti in America per quanto riguarda le vaccinazioni anti-covid, i green pass sanitari e l’obbligo alla mascherina? La risposta è allo stesso tempo semplice e complicatissima: dipende. Negli Stati Uniti, le regole per contrastare la pandemia sono, e sono state fin dall’inizio, diverse da Stato a Stato, da provincia a provincia, spesso anche da azienda ad azienda. Nel centro di Philadelphia serve la mascherina o la carta vaccinale (che, ironicamente, non si chiama “green pass” nei paesi di lingua anglosassone) per entrare in qualunque negozio. Ma già nel quartiere di periferia dove vivo io quest’obbligo decade.

A New York e San Francisco la gente deve far vedere la carta vaccinale per mangiare nei ristoranti al chiuso come in Italia, ma nel resto del paese no. Alcuni datori di lavoro hanno reso obbligatorio il vaccino ed altri no (anche se le aziende che richiedono ai loro lavoratori di vaccinarsi sono ora in aumento, anche grazie a nuove regole federali). E dove ci sono gli obblighi, questi funzionano. L’università dove io insegno obbliga tutti i suoi studenti, professori e personale non docente a vaccinarsi contro il covid dallo scorso agosto. Nel corso di questo semestre, il mio campus ha avuto pochi casi di studenti o lavoratori risultati positivi al covid e nessun ricovero. Nel frattempo, i miei colleghi di altre università (quelle del Florida, n’est pas?) non possono nemmeno chiedere ai loro studenti di portare la mascherina in classe.

Cittadini in fila per ottenre la prima dose del vaccino anti-covid a Philadelphia, Pennsylvania.

L’approccio americano al covid cambia in base alla location. La ragione di questo fenomeno non può essere capita appieno senza tenere conto della geografia politica del paese. Negli USA, un po’ come in Italia, la questione del vaccino è diventata una questione politica. Ma qui la politica è talmente polarizzata e legata a basi di voto territoriali che un cittadino americano potrebbe anche passare anni senza mai incontrare un altro cittadino che abbia opinioni diverse in merito alla ditribuzione dei vaccini ed alle restrizioni sanitarie anti-covid.

Facciamo un altro esempio. Io sono una donna fra i trenta e i quarant’anni, laureata, abitante dell’area metropolitana di una grande città del Nordest Americano. Anche i miei amici, colleghi e vicini di casa sono per la maggior parte trentenni laureati del Nordest. Ed i trentenni laureati delle grandi città del Nordest tendenzialmente votano i Democratici. E chi vota i Democratici tendenzialmente il vaccino se l’è fatto iniettare volentieri. La mia famiglia appartiene a un altro gruppo sociale e quindi per loro è tutto un altro discorso. Loro vivono nel Midwest, un’area a forte presenza Repubblicana. I miei parenti, diversamente dai miei amici, appartengono al profilo classico demografico di chi rifiuta sia di farsi vaccino che di indossare la mascherina. Insomma, essere a favore o contro le prevenzioni sanitarie in America non è tanto una questione di opinioni personali, ma di identità di gruppo.

Mappa che riassume l’attuale distribuzione dei casi di Covid-19 all’esterno delle grandi aree urbane degli Stati Uniti.

Ovviamente queste logiche identitarie non sono sempre rigide ed ingessate. Anche in Florida o nelle campagne del Midwest si trovano persone che si sono vaccinate il prima possibile, così come esistono sparuti esemplari di anti-vax anche nel centro di Philadelphia. Ma nell’America di oggi esiste veramente una barriera sociale e geografica che divide i vaccinati dai no-vax. Queste non sono solo osservazioni mie. Come ci dicono le fonti ufficiali, il 90% degli adulti democratici si è vaccinato, rispetto a solo il 60% dei repubblicani. All’inizio della campagna vaccinale non era necessariamente così. Gli Afro-americani che abitano nelle metropoli americane ed esprimono prevalentemente un voto democratico erano meno rappresentati fra i vaccinati. Ma ora questo gruppo demografico si vaccina molto più spesso rispetto a sei mesi fa, e la divisione politico-identitaria fra vaccinati e non-vaccinati sta diventando sempre più drammatica.

Protesta no-vax a Santa Fe, New Mexico.

Le differenze fra aree a forte intervento vaccinale ed aree no-vax sono oggi talmente marcate in America che il New York Times ha deciso di pubblicare un grafico che evidenzia come nell’ultimo anno ci sia stato un gap spaventoso fra il numero di vittime fatte dal covid nelle Contee Repubblicane ed in quelle Democratiche. Ho letto di recente su Facebook uno di quei post virali in cui utente italiano sosteneva che negli Stati Uniti “non è successo niente di grave”, nonostante il vaccino rimanga per la maggior parte facoltativo. Col cazzo che “non è successo niente di grave”! Questa stronzata andatela a dire in Arkansas, per esempio, dove meno della metà della popolazione è vaccinata e dove quest’autunno gli ospedali hanno finito i posti come nei primi drammatici giorni della pandemia. Anche a causa di queste divisioni, imporre il green pass a livello nazionale sul modello italiano non sarebbe politicamente possibile qui in America. E questo è un problema di cui i cittadini e le cittadine degli Stati Uniti stanno soffrendo le conseguenze.

Il grafico del New York Times.

In conclusione, cosa possiamo imparare dal modo in cui la pandemia viene gestita attualmente in America? A me tutte queste divisioni ed i morti che ne conseguono hanno ispirato alcune riflessioni. Noi americani siamo da sempre ossessionati dal privato. Ma questa ossessione è per lo più dettata da una serie di sensi d’appartenenza e di identità personale. L’identià politica, quella regionale, quella residenziale, quella professionale, e persino quella razziale. Il fatto però è che le nostre identità tendono sempre ad essere un po’ arbitrarie per via del fatto che la solidarietà e la coscienza di classe le abbiamo purtroppo già perse da molto tempo. Diciamocelo chiaramente. Noi Americani siamo gente che ama giocare col fuoco. Siamo capaci di fare cose complicate come raggiungere la Luna a bordo un razzo, per poi perderci in un bicchiere d’acqua e morire stupidamente in massa di Covid-19 come tanti Lemmings.

La nostra in fondo è una storia triste. Vi prego, Italiani, non la ripetete.