Il Sicilia Queer Film Fest 2021: rappresentare per immagini ciò che non può essere etichettato

Dal 2010 il territorio Palermitano ospita annualmente il Sicilia Queer Film Fest. Nato come realtà di nicchia, il festival è cresciuto anno dopo anno accolgliendo autori e artisti da svariate parti del globo. In questo modo gli organizzatori di questo evento internazionale hanno puntato con decisione alla fidelizzazione del pubblico locale, espandendosi nel contempo verso pubblici ed operatori culturali sempre nuovi: volontari, tirocinanti, giornalisti, attivisti LGBTQ+, o semplici curiosi.

Il Festival, tra audiovisivo e opere artistiche di svariato genere, nasce con l’obiettivo di valorizzare e riconoscere prospettive diverse, altre, periferiche, a volte nascoste. In piena aderenza al concetto di queer, descritto dal sociologo dei media Michael Warner come l’anti-etichetta per eccellenza; un principio di identità (di genere, certamente, ma non solo) fluido che sfugge da ogni definizione.

L’iscrizione al festival. Photo credit: Sicilia Queer Film Fest 2021

Dopo il decennale, caduto proprio nell’anno problematico della pandemia, nel 2021 il festival si è spezzato. Una prima trance si è tenuta al cinema De Seta, presso i cantieri culturali della Zisa di Palermo, dal 3 al 6 giugno, con una prima selezione di film e rassegne fuori concorso. La seconda parte si terrà invece dall’8 al 12 settembre, concentrandosi sul concorso annuale.

Ovviamente anche in questa edizione non sono mancati gli ospiti. Kamal Aljafari, telentuoso regista palestinese, ha portato con sé una prospettiva particolare e necessaria su quella che è la complessa realtà palestinese. Il regista ha tenuto diverse giornate di workshop e proiettato alcuni suoi film. Carlos Conceição, regista portoghese e vincitore del festival nel 2019 con il film Serpentario, ha riproposto il suo film vincitore e 2 suoi mediometraggi.

L’atteso rientro del pubblico in sala dopo un anno di pandemia. Photo credit: Sicilia Queer Film Fest 2021

Personalmente, ho avuto il piacere di visionare tre dei film finore in programma: Happy Toghter di Wong Kar Wai, Judy vs Capitalism di Mike Hoolboom ed An Unusual Summer di Kamal Aljafari. Ve ne parlo brevemente.

Con Happy Togheter viene riproposto in versione restaurata un classico del cinema di Wong Kar Wai. Si tratta di una storia d’amore tossica tra due ragazzi cinesi, che dopo essersi trasferiti in Argentina dovranno combattere con la loro incompatibilità caratteriale. Il regista cinese lavora al meglio sugli spazi ed i contesti: cucine, stanze di albergo, mercati, cinema. I luoghi sono i protagonisti del suo racconto e definiscono gli attimi quotidiani dei due amanti. Lo stile del regista cinese è evidente anche nel lavoro sull’immagine, dai semi rallenty, al passaggio dai colori saturi al bianco e il nero.

Judo vs Capitalism, invece, è un atipico documentario biografico di Mike Hoolboom. Il documentario narra in capitoli il personaggio e la vita di Judy Rebick, attivista femminista canadese affetta da personalità multiple. Il documentario stupisce per come rielabora linguisticamente la psicosi di Judy. Da un lato, la voice over di Judy racconta alcuni aspetti della sua vita, spesa tra famiglia, lavoro e malattia. Dall’altro, le immagini dalla forte connotazione horror dilatano, deformano e distorcono la vita di Judy attimo per attimo.

Con Unusual Summer, Kamal Aljafari crea la sua personalissima versione de La Finestra Sul Cortile, riproponendone gli stilemi di fondo in chiave postmoderna. Riutilizzando dei filmati fatti dal padre con una telecamera di sorveglianza, il regista inscrive un racconto sulle immagini. Attraverso voice over, musiche e didascalie, Aljafari costruisce un reticolato di storie, che ha come punto focale un atto vandalico. Nel fare ciò, il regista non utilizza immagini armoniche ed ordinate. Egli anzi esalta le storture ed i difetti difetti propri delle telecamere a circuito chiuso, per riconsegnare con purezza il loro sguardo imperturbabile. Uno sguardo che mostra ed osserva una realtà, quella della galassia Queer per l’appunto, ad oggi fin troppo taciuta.