L’assedio di Mariupol, Ucraina. Una crudele tattica di guerra che Putin conosce fin troppo bene.

Di Adam Tylor, traduzione di Dario De Leonardis

Per quasi tre settimane, le forze russe hanno assediato e bombardato la città ucraina di Mariupol, un porto strategico sul Mare di Azov, con risultati devastanti.

I funzionari locali dicono che migliaia di persone sono state uccise, mentre i rapporti ufficiali suggeriscono che le truppe russe sono ora impegnate in combattimenti strada per strada nel nella zona marittima della città. Lunedì, le forze ucraine hanno rifiutato un ultimatum da Mosca di arrendersi ed evacuare la città, la cui popolazione contava circa 430.000 persone prima della guerra.

La battaglia si sta svolgendo in gran parte nel contesto di un totale blackout delle comunicazioni. Elettricità, Internet e telefoni sono disponibili solo sporadicamente nella Mariupol sotto assedio. Gli ultimi giornalisti internazionali che riferiscono dalla città assediata, Mstyslav Chernov ed Evgeniy Maloletka dell’Associated Press, hanno lasciato Mariupol  la settimana scorsa dopo che le forze ucraine hanno comunicato loro che erano presi di mira dai russi.

“È come un film dell’orrore. Non è rimasto niente”, ha dichiarato ai giornalisti del Washington Post Loveday Morris e Anastacia Galouchka una donna di nome Oksana che era fuggita da Mariupol. La donne era stata intervistata a Zoporizhzhia, una città a circa 140 miglia a nord-ovest. “Tutto è stato bombardato, tutte le strade sono state bombardate”.

“Spero che nessuno rivedrà mai quello che ho visto”, ha detto Manolis Androulakis, console generale della Grecia in città, mentre tornava a casa ad Atene domenica scorsa. Androulakis è stato l’ultimo diplomatico dell’Unione Europea di stanza a Mariupol. Gli ci sono voluti altri quattro giorni per lasciare l’Ucraina, prima di raggiungere la Romania attraverso la Moldavia, come ha riferito Reuters.

Le luci di Mariupol prima della guerra.

Mariupol diventerà parte di una lista di città che sono state completamente distrutte dalla guerra; non ho bisogno di nominarle – sono Guernica, Coventry, Aleppo, Grozny, Leningrado“, ha detto Androulakis ai giornalisti.

Di questa lista, il presidente russo Vladimir Putin conosce fin troppo bene diverse città. Sotto il suo sguardo, le forze russe hanno condotto gli assedi della capitale cecena, Grozny, nel 1999, così come di Aleppo, una volta la più grande città della Siria, nel 2016. In entrambi i casi, il risultato fu la distruzione quasi totale dei centri storici.

Putin era primo ministro durante l’assedio di Grozny, iniziato nell’ottobre 1999, quando le forze russe circondarono la città. La Cecenia aveva respinto un’invasione russa solo cinque anni prima, ma questa volta la repubblica separatista fu sottoposta a feroci attacchi di dell’artiglieria e bombardamenti aerei. Quando le forze russe presero la città nel febbraio del 2000, Grozny era stata decimata. Il Washington Post descrisse come “una distruzione simile a quella della seconda guerra mondiale, con carri armati e veicoli corazzati che rotolavano lungo le strade fiancheggiate da edifici distrutti e bruciati. Le case erano state ridotte in scogli deformi e le strade erano deserte.”

Le Nazioni Unite in seguito dissero che Grozny poteva essere definita come la città più distrutta della Terra, mentre le stime dei morti si aggiravano intorno alle migliaia. Putin, nel frattempo, era salito al Cremlino, la sede della presidenza russa. Dall’invasione russa dell’Ucraina, lo spettro di Grozny incombe. Giovedì, il primo ministro britannico Boris Johnson ha detto alla BBC che pensava che Putin avesse “deciso di raddoppiare i suoi sforzi bellici, cercando di ‘Groznizzare’ le grandi città dell’Ucraina.”

Le strade di Grozny, in Cecenia, a seguito dei bombardamenti russi del 1999.

Un decennio e mezzo dopo, Aleppo avrebbe subito un destino simile a quello della capitale cecena. Il presidente siriano Bashar al-Assad, sostenuto dalla potenza militare russa, aveva circondato la città per stanare i ribelli armati che si erano opposti al suo governo. I sopravvissuti all’assedio di Aleppo ricordano il trauma non solo associato ai bombardamenti e ai mortai, ma anche alla grave mancanza di cibo ed altre forniture di base. Quando l’Associated Press ha recentemente intervistato un rifugiato di Aleppo e gli ha chiesto di Mariupol, questi ha dato un semplice consiglio agli ucraini: “Consiglierei loro di fare scorte di cibo“.

In Cecenia e in Siria, la Russia è ricorsa a scatenare una distruzione indiscriminata dopo aver affrontato uno stallo militare. La Russia ha in questo modo preferito delle vittorie vuota, sempre che queste possano essere chiamate vittorie. In Ucraina, qualsiasi speranza di Putin che l’invasione sarebbe stata rapida è stata delusa dalla feroce resistenza locale e dalla scarsa preparazione del suo esercito.

Putin stesso è cresciuto all’ombra di un assedio. Nel 1941, le forze di invasione della Germania nazista circondarono la città natale di Putin, Leningrado – ora San Pietroburgo – dopo che l’Armata Rossa si era rifiutata di abbandonare la città. L’assedio durò 872 giorni e costò circa 1 milione di vite. Le forze sovietiche alla fine sfondarono le linee naziste per permettere i rifornimenti alla città, ex capitale imperiale della Russia zarista.

Putin è nato a Leningrado dopo l’assedio, nel 1952. Però ha perso suo fratello maggiore, Viktor, nel corso di quell’assedio. Secondo un’intervista ufficiale a Putin pubblicata nel 2000, suo fratello morì di difterite dopo essere stato evacuato in un rifugio allestito per i bambini. Sua madre subì un destino simile. “Una volta mia madre svenne per la fame. La gente pensò che fosse morta e la deposero insieme ai cadaveri. Per fortuna la mamma si è svegliata in tempo ed ha iniziato a lamentarsi. Per qualche miracolo, è sopravvissuta”, ha detto Putin, secondo una traduzione inglese dell’intervista poi pubblicata come libro.

Il giornalista del Washington Post Adam Taylor

Ottant’anni dopo, la Russia sta usando sempre più missili ed artiglieria per infliggere la massima distruzione in quello che gli analisti dicono essere un tentativo di costringere le autorità ucraine a cedere città chiave. A Mariupol, le autorità ucraine hanno accusato la Russia di aver preso di mira una scuola d’arte ed un teatro, dove centinaia di famiglie si erano rifugiate, mentre persistenti combattimenti strada per strada stanno ostacolando ogni sforzo di salvataggio nei confronti delle popolazioni civili.

Se Putin ha imparato l’orrore delle tattiche di assedio crescendo a Leningrado, ha poi imparato l’efficacia di quell’orrore a Grozny ed Aleppo. Una tragica lezione, che ora sta applicando a Mariupol.

L’articolo originale di Adam Taylor , pubblicato sul Washington Post il 25 marzo 2022, è disponibile qui.