Leggere Lolita a Roma. Intervista alla scrittrice iraniana Azar Nafisi

A cura di Martin Carnevale e Alessia Manfredi

Abbiamo incontrato la famosa scrittrice e studiosa iraniana Azar Nafisi durante un evento pubblico che si è svolto presso la “Libreria Nuova Europa” di Roma lo scorso dicembre.

Durante l’incontro, siamo stati travolti dall’emozione per le parole dense e profonde  dell’autrice di capolavori come il pluripremiato best-seller “Leggere Lolita a Teheran” (2003), così come per il suo linguaggio ricco di aforismi appassionati e pregni di significato, soprattutto in ragione del drammatico momento che sta vivendo il suo paese.

Azar Nafisi ha invitato il pubblico presente in sala ad immergersi “fin sotto la pelle” di persone che potrebbero sembrarci lontanissime, allo scopo di comprenderne la rivolta da un punto di vista pienamente soggettivo e personale.

Azar Nafisi (al centro) durante l’incontro del 9 dicembre 2022 alla Libreria Nuova Europa di Roma.

Data l’importanza storica di questi eventi, abbiamo deciso di porre alla scrittrice alcune domande più approfondite per conto di Deep Hinterland. Riportiamo qui di seguito la nostra intervista, le cui risposte vengono fornite sia in traduzione italiana che in Inglese (la lingua tramite la quale abbiamo comunicato con la Nafisi).

Se potesse in qualche modo dialogare dal vivo con le sue sette studentessa citate in “Leggere Lolita a Teheran” che cosa direbbe loro oggi? E cosa vrebbe detto in particolare a Razien, la studentessa giustiziata dal regime di cui leggiamo nel libro, se in quell’incontro lungo le strade di Teheran avesse potuto parlarle liberamente?

Ho sempre cercato di fornire alle mie studentesse il maggior numero di informazioni possibili. Talvolta anche informazioni contrastanti, di modo che non fossi mai io a dire loro cosa fare, bensì fossero loro a decidere da sole. Facevo questo per dare loro modo di esercitare il pensiero indipendente, che è l’arma più potente contro qualunque forma di totalitarismo.

Per rispondere meglio alla tua domanda, avrei detto loro: “guardate questo regime, guardatelo bene in faccia”, così che esse potessero poi essere in grado di giudicarlo in modo autonomo. Direi alle studentesse anche di tenere un diario personale, perché scrivere è il modo migliore per conoscere se stessi ed il mondo.

I have always tried to provide my students with as much information as possible. Sometimes I even gave them conflicting information. I used to do so because I didn’t want to tell them what to do. I rather wanted to provide them with intellectual tools through which they could forge their own opinions and decide what to do independently. In fact, independent thinking is the most powerful weapon against any form of totalitarianism.

To better answer your question, I would tell the seven students: “look at this regime, look at its face,” so that they would be able to judge it for themselves. I would also suggest to the students to keep a personal diary because writing is the best way to learn about yourself and the world.

Secondo lei cosa possiamo fare noi occidentali per aiutare le giovani iraniane e le loro battaglie politiche?

Il compito degli occidentali e di voi giovani è quello di curiosare, mettendovi nei panni dei loro protagonisti anche se non li conoscono direttamente. Vorrei farvi comprendere che la situazione socio-politica iraniana era molto più progressista sia dal punto di vista legislativo che amministrativo prima che l’attuale regime prendesse il potere. Il governo persiano aveva persino eletto due donne ministro. All’epoca, la Francia era l’unica altra nazione ad avere una donna in una così importante posizione di potere.

Solamente in seguito all’avvento di Khomeini sono entrate in vigore leggi oppressive come quella sul matrimonio temporaneo (che consente agli uomini di “noleggiare” una  consorte per un lasso di tempo che può andare dai 5 minuti ai 99 anni), quella che consente la lapidazione per adulterio e quella che ha abbassato l’età minima per sposarsi a 9 anni.

Inoltre vi chiedo di superare alcuni idee e stereotipi, come quelli che spesso sento dire nei miei confronti. Mi dicono: “questa è la tua cultura, ma tu ti sei occidentalizzata.” Io rispondo loro: “questa non è la mia cultura. La mia cultura l’hanno creata i poeti, gli scrittori, gli artisti, i filosofi, i pensatori e gli scienziati dell’Iran. E poi ogni cultura ha qualcosa di cui vergognarsi, ma ogni cultura ha anche il diritto di cambiare.” E aggiungo: “la libertà è universale, non è una cosa occidentale.”

Westerners can inquire with curiosity about these matters, putting themselves in the shoes of their protagonists even if they don’t know them directly. I would like you to understand that the socio-political conditions of Iran used to be a lot more progressivist from the legislative and the administrative points of view before the current regime got into power. The Persian government even appointed two women as Ministers. Back then, France was the only other country to have a woman in such a position of power.

Only after the rise of Khomeini, Iran promulgated oppressive laws such as the law on temporary marriage (which allows men to “hire” a spouse for a period of time ranging from 5 minutes to 99 years), the law allowing to stone those who commit adultery, and the law allowing 9 years-old kids to get involved into marriage.

I would also ask you to challenge and overcome some common ideas and stereotypes, such as those I often hear from my interlocutors. They tell me: “This is your culture, but you are Westernized.” I reply them: “ This not my culture, my culture is created by Iran’s poets, writers, artists, philosophers, thinkers and scientists. And every culture has something to be ashamed of, but every culture also has the right to change.” And I add: “Freedom is universal, not Western.”

Dopo gli studi in Inghilterra e negli USA che l’hanno tenuta lontana dal suo paese per circa 18 anni, è tornata in Iran proprio in quel 1979 in  cui si portava a termine la rivoluzione khomeinista. Che paese ha ritrovato?

Non riuscivo a riconoscere il mio paese. Mi sembrava un luogo alieno, mi sentivo un’estranea.

I couldn’t recognize the country. It felt alien, I felt like a stranger.

Nel 2003 esce il suo famosissimo “Leggere Lolita a Teheran”, cosa pensa abbia trasmesso al Mondo la sua denuncia?

Quando stavo scrivendo la mia autobriografia, “Leggere Lolita a Teheran”, non avevo in mente uno specifico messaggio, ma volevo rappresentare un Iran che fosse diverso da quello che la Repubblica Islamica ed i suoi sostenitori presentavano di continuo. Volevo far conoscere l’Iran che io conoscevo ed avevo amato, far vedere come la gioventù iraniana aveva resistito al regime attraverso il loro lavoro di immaginazione. Come, quando fu vietato loro di connettersi con il mondo, essi ci si connessero lo stesso atraverso i suoi ambasciatori dorati, i suoi poeti, i suoi artisti, i suoi scrittori, pensatori e musicisti. I giovani lessero i libri proibiti, guardarono i film proibiti, ascoltarono musiche proibite, a rischio di venire imprigionati e flagellati per questo.

When I was writing my memoir, “Reading Lolita in Tehran”, I wasn’t thinking of a message, but I wanted to present an Iran that was different from the fake one the Islamic Republic and it’s supporters presented. I wanted to show the Iran that I knew and loved, to show how Iranian youth resisted the regime through works of imagination. How, when they were deprived of connecting to the world, they connected to it through its golden ambassadors, its poets, artists, writers, thinkers and musicians. They read the forbidden books, watched the forbidden films, listened to forbidden music, at the risk of being jailed and flogged.

Oggi le donne in Iran sembra stiano prendendo esempio dalla sua tenacia  nell’opporsi al regime. Cosa ne pensa?

Sono così orgogliosa di questi giovani, e specialmente di queste giovani donne, che marciano sulle strade di Teheran e tante altre città iraniane, rischiando le proprio vite e chiededo che la libertà e l’identità che è stata loro confiscata venga finalmente loro restituita. Il loro coraggio e la loro resistenza mi riempie di speranza nella crezione di un Iran libero e democratico.

I feel so proud of these young people especially women who come into streets of Tehran and other cities, risking their lives and demanding their confiscated freedom and identity. Their courage and resistance fills me with hope, hope in the creation of a free and democratic Iran.

Quali rapporti è riuscita a conservare con il suo Paese a partire dal 1997, anno in cui lei ha lasciato l’Iran? Cosa è riuscita a sapere del regime degli ayatollah e dei tentativi di riforma?

Penso che la mia risposta precedente abbia già risposto implicitamente a questa domanda.

I think the answer to this question is implied in my answer to the last question.

Quanto la forte presenza americana in Iran al tempo dello “Scià di Persia”,  Reza Pahlavi, ha determinato l’ascesa del regime khomeinista? Quali, più in generale, le responsabilità dell’Occidente?

Le nazioni democratiche dovrebbero supportare la lotta della gente iraniana per la libertà e la giustizia. Facendo ciò, esse non aiutano solo gli Iraniani, ma anche a preservare la democrazia al loro interno. Così come il regime iraniano è un nemico della democrazia, la gente iraniana è una sua alleata. La democrazia in Iran avrà un suo impatto sulla salute della democrazia nell’intero pianeta.

Democratic countries should support Iranian people’s fight for freedom and justice. In doing so, they not only help the Iranians but help preserve democracy in their own countries. In the same manner that the Iranian regime is an enemy of democracy, Iranian people are its allies. Democracy in Iran will have its impact on the state of democracy in the world.

Che aspettative ha per il futuro dell’Iran? Quante possibilità di riuscita possono avere le diffuse rivolte in atto nel suo paese? Può questa essere una vera contro-rivoluzione per l’affermazione di uno stato finalmente laico e democratico?

Sì, io credo che questa rivolta può portare alla costruzione di uno stato laico e democratico in Iran. Come ho detto prima, questo non è solo un movimento politico, ma anche un movimento esistenziale. La gente iraniana non crede più che questo regime possa riformarsi da solo e conosce il proprio potere e, nonostante l’estrema violenza che la Repubblica Islamica ha scatenato contro di essa, non ha paura. E’ il regime ad avere paura, che poi è il motivo per il quale egli usa tale violenza sulla gente. L’unico linguaggio rimasto al regime è quello delle armi da fuoco, questa violenza non viene dalla forza ma dalla debolezza e dalla disperazione. Io ho davvero un sacco di speranza nella vittoria delle forze democratiche contro questo regime così brutale.

Yes, I believe this uprising can lead to a secularist and democratic state in Iran. As I have said before, this is not only a political movement but an existential one. Iranian people no more believe this regime can reform itself, and they know their power and, despite extreme violence against them by the Islamic Republic, they are not afraid. It is the regime that is afraid, which is why it uses such violence against the people. The only language left to the regime is the language of guns, this violence is not out of strength but out of weakness and desperation. I have a great deal of hope in the victory of the democratic forces against this brutal regime.

Il ritratto di Azar Nafisi in copertina e le foto in bianco e nero nella gallery sono tratte dal libro “Le cose che non ho detto”, edito da Adelphi, che si ringrazia.

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