Un mese di terrore a Bucha, Ucraina

Di Carlotta Gall, traduzione di Dario De Leonardis. Fotografie di Daniel Berehulak.

“Hanno sparato a mio figlio. Ero accanto a lui, sarebbe stato meglio se lo avessero fatto a me”.

Come confermato da investigatori e sopravvissuti, appena l’avanzata russa su Kiev si è fermata l’esercito russo ha dato luogo ad una campagna di terrore e vendetta contro i civili della vicina Bucha.

I soldati russi si sono installati in questa scuola. Un cecchino in un grattacielo ha sparato a chiunque si muovesse. Altri soldati torturavano, violentavano e giustiziavano i civili negli scantinati e nei cortili.

Abbiamo visitato Bucha, documentato decine di uccisioni di civili, intervistato decine di testimoni e seguito gli investigatori locali per scoprire la portata delle atrocità compiute in questi giorni dall’esercito russo.

BUCHA, UCRAINA 

Una madre uccisa da un cecchino mentre camminava con la sua famiglia per prendere un thermos di tè. Una donna costretta a diventare una schiava sessuale, nuda tranne che per una pelliccia e chiusa in un deposito di patate prima di essere giustiziata. Due sorelle morte nella loro casa, i loro corpi lasciati a marcire sul pavimento per settimane.

Bucha è una galleria degli orrori.

Dal primo giorno di guerra, il 24 febbraio 2022, i civili hanno sopportato il peso dell’assalto russo su Bucha, a pochi chilometri a ovest di Kiev. Le forze speciali russe, che si sono avvicinate a questa cittadina a piedi attraverso i boschi, sparavano a tutte le auto che incontravano per strada. Nel frattempo, una colonna di veicoli blindati ha sparato e ucciso una donna nel suo giardino mentre entravano nel sobborgo.

Ma queste prime crudeltà impallidiscono a confronto di ciò che sarebbe venuto dopo. Come testimoniano i civili, non appena l’avanzata russa su Kiev si è bloccata di fronte ad una feroce resistenza, l’occupazione nemica di Bucha si è trasformata in una campagna di terrore e vendetta. Quando l’esercito russo, sconfitto e demoralizzato, finalmente si è ritirato, ha lasciato dietro di sé un quadro lugubre: corpi di civili morti sparsi per le strade, negli scantinati o nei cortili, molti con ferite da arma da fuoco alla testa, alcuni con le mani legate dietro la schiena.

Reporter e fotografi del New York Times hanno trascorso più di una settimana con funzionari della città, medici legali e decine di testimoni a Bucha, scoprendo nuovi dettagli sulle atrocità e sulle esecuzioni perpetrate dai militari russi contro i civili. Il  New York Times ha inoltre documentato l’esistenza dei corpi di quasi tre dozzine di persone uccise e lasciate a marcire là dove si trovavano – nelle loro case, nei boschi, dati alle fiamme in un parcheggio vuoto -, apprendendo anche le storie dietro a molte delle loro morti. I giornalisti del Times hanno anche visto più di 100 sacchi per cadaveri in una tomba comune e nel cimitero della città. Le prove suggeriscono che i russi hanno ucciso a Bacha sconsideratamente, e talvolta sadicamente, in parte per vendetta.

Dati della mappa di base da Open Street Maps. In rosso, i luoghi del massacro di Bacha, Ucraina. Nota: le posizioni sono approssimative. Di Marco Hernandez

Civili ignari sono stati uccisi mentre svolgevano le più semplici attività quotidiane. Un’insegnante in pensione conosciuta come zia Lyuda, abbreviazione di Lyudmyla, è stata colpita a metà mattina il 5 marzo mentre apriva la porta di casa in una piccola strada secondaria. Il suo corpo giaceva ancora contorto, a metà fra l’interno e l’esterno di casa sua, più di un mese dopo.

Hanno sparato a zia Lyuda fuori dalla porta di casa sua.

Sua sorella minore Nina, che era mentalmente disabile e viveva con lei, era morta sul pavimento della cucina. Non è chiaro come sia morta. “Hanno preso il territorio e stavano sparando in modo che nessuno si avvicinasse”, ha detto un vicino, Serhiy. “Perché uccidere una nonna?”

Nina è stata trovata morta sul pavimento della cucina.

Roman Havryliuk, 43 anni, un saldatore, e suo fratello Serhiy Dukhli, 46 anni, hanno mandato il resto della loro famiglia fuori da Bucha quando le violenze si sono intensificate, ma entrambi hanno insistito per rimanere indietro. Sono stati trovati morti nel loro cortile. “Mio zio è rimasto per il cane e mio padre per la casa”, ha detto il figlio del signor Havryliuk, Nazar. Anche un uomo sconosciuto giaceva morto nelle vicinanze, e i due cani della famiglia erano crivellati di colpi.

“Non sono stati in grado di sconfiggere il nostro esercito, così hanno ucciso la gente comune”, ha detto Nazar, 17 anni.

Tetiana Petrovna reagisce con orrore nel giardino dove sono stati trovati Roman Havryliuk, suo fratello Serhiy Dukhli e una vittima non identificata.

La minaccia costante dei cecchini

Bucha era stato uno dei più desiderabili sobborghi di Kiev. Un luogo abitato da pendolari. Annidata tra foreste di abeti ed un fiume, aveva moderni centri commerciali e nuovi complessi residenziali, così come cabine estive vecchio stile tra i giardini e gli alberi. Lo scrittore russo Mikhail Bulgakov aveva una casa estiva da quelle parti.

Giorni dopo che le truppe russe erano entrate in città, l’esercito ucraino aveva contrattaccato, incendiando carri armati e veicoli blindati durante un attacco ad una colonna russa. Ben 20 veicoli erano bruciati in un’enorme palla di fuoco che aveva incendiato le case lungo tutto un lato della strada. Alcuni soldati russi erano fuggiti, portando i loro feriti attraverso i boschi.

I resti di un convoglio militare russo distrutto.

I rinforzi russi erano arrivati diversi giorni dopo con un umore aggressivo. Hanno fatto base in un complesso di appartamenti dietro la scuola n. 3, la principale scuola superiore su Vokzalna, o Station Street, e hanno piazzato un cecchino in un grattacielo ancora in costruzione. Il loro quartier generale si trovava più a sud, in una fabbrica di vetro sul fiume Bucha, che attraversa il sobborgo.

Fino ad allora, gli abitanti di Bucha si erano riparati dagli attacchi dei missili e dell’artiglieria russa. Molti di loro dormivano in scantinati e cantine, ma alcuni si erano avventurati fuori di tanto in tanto per prendere l’acqua o dare un’occhiata ai danni. Il bombardamento era stato sporadico, e gran parte del fuoco dell’artiglieria russa era diretto sopra le loro teste per colpire Irpin, la città vicina.

Dopo l’assalto alla colonna, l’atmosfera si indurì. Il 4 marzo 2022, Volodymyr Feoktistov, 50 anni, era uscito a piedi verso le 17 per prendere una pagnotta di pane dai vicini, che la cuocevano in casa. Sua madre e suo fratello gli avevano detto di non uscire, ma lui ha insistito, ha ricordato più tardi sua madre.

I veicoli russi stavano nel frattempo percorrendo una strada adiacente alla sua abitazione. I vicini hanno sentito due colpi di pistola. Lo hanno ritrovato il giorno dopo, morto sulla strada. Passarono giorni prima che potessero caricarlo in una carriola e spingerlo all’obitorio dell’ospedale prima di correre a casa.

Il 5 marzo, un cecchino russo ha iniziato a sparare su qualsiasi cosa si muovesse a sud del liceo.

La zia Lyuda è stata colpita la mattina. Quel pomeriggio, un padre e suo figlio sono usciti dal loro cancello per fare una passeggiata nella loro strada, Yablunska o (come si direbbe in italiano) via del Melo. “Hanno sparato a mio figlio”, ha detto il padre, Ivan. “Ero accanto a lui. Sarebbe stato meglio se lo avessero fatto a me”

Ivan ha chiesto che venisse pubblicato solo il suo nome di battesimo. Molti residenti di Bucha erano spaventati dopo settimane passate sotto occupazione russa ed hanno chiesto che i loro cognomi non fossero pubblicati per paura di essere puniti dai militari.

“Ha sofferto tutta la notte ed è morto alle 8:20 del mattino”, ha detto Ivan di suo figlio. La famiglia lo ha sepolto nel giardino anteriore sotto un enorme cumulo di terra. “È molto difficile seppellire un figlio in queste condizioni”, ha detto Ivan. “Non lo augurerei al mio peggior nemico”

Il figlio di Ivan ha lasciato a sua volta un figlio di 8 anni e una figlia di 1 anno. “Non posso guardare mio nipote negli occhi”, ha aggiunto Ivan.

Yablunska Street, dove vivevano, divenne presto il tratto di strada più letale per i civili di passaggio. Un uomo in bicicletta è stato colpito dal fuoco di un veicolo blindato all’inizio di marzo, come mostra un video registrato dall’esercito ucraino. L’11 marzo c’erano almeno 11 cadaveri che giacevano sulla strada e sui marciapiedi, come hanno mostrato i filmati satellitari.

Una casa saccheggiata, un corpo in cantina

Il motivo per il quale i morti di Bucha sono stati lasciati sul posto per così tanto tempo è diventato ben presto evidente.

Le truppe russe perquisivano le case ed ordinavano ai residenti di non uscire. “Stavano andando cortile per cortile”, ha detto Valerii Yurchenko, 42 anni, un meccanico che vive vicino al fiume. Un comandante russo lo ha avvertito di non uscire in strada. “Abbiamo l’ordine di sparare”, ha detto il comandante. I soldati hanno confiscato cellulari e computer. Alcuni militari sono stati gentili, ma hanno comunque ordinato alle famiglie di lasciare le loro case perchè erano troppo vicine alle loro basi e di andare in un vicino asilo.

“Mi hanno dato il mio bastone da passeggio”, ha detto Tetiana Masanovets, 65 anni, che era tra quelli a cui è stato detto di andarsene. I soldati hanno trasformato la sua casa in una tana, usando una delle stanze come toilette. “Hanno rubato tutto”, ha aggiunto. Quando sono arrivate altre truppe, hanno guidato i loro veicoli blindati direttamente nei giardini della gente, schiacciando cancelli e recinzioni di metallo e parcheggiando con le loro armi puntate sulla strada.

Volodymyr Shepitko, 66 anni, è fuggito con sua moglie quando un veicolo blindato russo ha sfondato la loro recinzione posteriore. Si sono poi rifugiati in un seminterrato della scuola n. 3. Nel frattempo però, anche i soldati russi stavano usando la scuola ed il complesso residenziale dietro di essa come postazioni per i mortai.

Il 9 marzo, il signor Shepitko, un ingegnere idrico in pensione, è tornato indietro per prendere del cibo da casa ed ha trovato dei soldati russi che vivevano lì. Li ha descritti come “kontraktniki” – soldati a contratto, mercenari, insomma uomini che sono spesso esperti combattenti ma anche noti per gli abusi e per agire impunemente. Avevano parcheggiato i loro veicoli blindati dall’altra parte della strada e stavano dormendo e riscaldando dell’acqua in casa, ha detto il signor Shepitko.

I soldati hanno fatto un commento sarcastico sui fascisti ucraini, provocandolo. “Ho pensato che mi avrebbero sparato”, ha detto, “e sono rimasto in silenzio”. Hanno chiesto il suo cellulare, ma il suo cane ha abbaiato così furiosamente contro di loro che hanno fatto marcia indietro e lo hanno lasciato andare.

Fu solo quando tornò dopo che i russi si ritirarono da Kiev che il signor Shepitko scoprì quanti danni i soldati russi avrebbero potuto fare alle sue cose. La sua casa era stata saccheggiata. Ora era piena solo di spazzatura e bottiglie di birra. Poi, in una cantina sotto la casetta del giardino, suo nipote scoprì il corpo di una donna. Accasciata a sedere, con le gambe nude a pancia in su, indossava una pelliccia e nient’altro.

Il corpo di una donna colpita alla testa è stato trovato in una cantina. Al piano superiore sono stati trovati involucri di preservativi strappati e un preservativo usato.

Un’aula della scuola n. 3 saccheggiata dai soldati russi.

I soldati ucraini del battaglione Azov hanno esaminato uno spazio sotterraneo dove erano stati gettati i corpi di due civili, un uomo e una donna.

La donna era stata colpita alla testa. Altri due bossoli di proiettile sono stati trovati accanto a lei sul terreno. Quando la polizia l’ha tirata fuori ed ha condotto una perquisizione della casa, ha trovato involucri di preservativi strappati ed un preservativo usato al piano superiore della casa.

L’abuso della donna è stato un caso come tanti, ha detto la mediatrice ufficiale dell’Ucraina per i diritti umani, Lyudmyla Denisova. La Denisova sostiene di aver registrato casi orribili di violenza sessuale da parte delle truppe russe di stanca Bucha e in altri luoghi, compreso uno in cui un gruppo di donne e ragazze sono state tenute nel seminterrato di una casa per 25 giorni. Nove di loro sono ora incinte. Ha inoltre ipotizzato che queste violenze siano nate come vendette nei confronti della resistenza ucraina, ma anche che i soldati russi abbiano usato la violenza sessuale come arma di guerra contro le donne ucraine.

Una passeggiata per andare a prendere l’acqua diventa mortale

La città era rimasta senza elettricità, acqua corrente, gas ed internet dall’inizio di marzo e migliaia di residenti, ancora nelle loro case, vivevano a temperature gelide, dormendo nei loro vestiti, sotto strati di coperte.

Sei persone in un’ospizio sono morte di fame, hanno detto i lavoratori del cimitero che hanno raccolto i corpi degli anziani all’inizio di aprile. L’ingresso era gelido, e quattro dei morti si erano riuniti in una veranda dall’altra parte del giardino. Nella casa accanto, gli stessi operai avevano recuparato il corpo una donna che si era impiccata a un ramo.

Per 10 giorni a metà marzo, Tetiana Sichkar, 20 anni, ha camminato con i suoi genitori per andare a trovare sua nonna, la cui casa aveva un fuoco a legna e una stufa esterna dove potevano scaldare l’acqua e cucinare. Ogni giorno facevano lo stesso percorso, attraverso i boschi e sopra i binari della ferrovia. Il 24 marzo, tutto sembrava di nuovo tranquillo, fino a quando uno sparo risuonò sulla strada di casa. “Era così forte che non riuscivo a sentire nulla”, ha detto la signora Sichkar. Sono caduti tutti a terra nello stesso momento. Sua madre rimase in silenzio. “L’ho chiamata ma non si è mossa”, ha detto. Ha sollevato la testa e ha visto il sangue – sul viso di sua madre, sui suoi capelli e sulla strada.

Sua madre, che si chiamava anche lei Tetiana, casalinga, 46 anni, è morta dove è caduta. I soldati russi hanno poi trattenuto il marito, ammanettandolo e mettendogli un sacco in testa quando ha chiesto di recuperare il corpo della moglie. Lo hanno lasciato andare più tardi quella notte, scaricandolo ancora ammanettato e bendato in un’altra parte della città.

L’angolo della strada dove Tetiana Sichkar è stata uccisa il 24 marzo. I soldati russi facevano la guardia dietro il muro.

Agendo in modo davvero bizzarro, i soldati russi hanno poi permesso al patrigno di recuperare il corpo della signora Sichkar e gli hanno dato una macchina rossa nuova di zecca – che si è rivelata rubata – per portarla via. La famiglia la seppellì nel giardino la mattina dopo, lasciando l’auto dentro il cancello.

Lyudmyla, la madre della donna morta, ha fatto eco a ciò che anche molti atri civili di Bucha hanno notato. Man mano che la guerra progrediva, l’umore ed il comportamento delle truppe russe si abrutivano. “I primi erano pacifici”, ha detto, “I secondi erano peggio”.

Alcune delle violenze sembravano ciniche, progettate per terrorizzare. Ma le truppe russe erano particolarmente sospettose degli uomini in età da combattimento, spesso accusandoli di essere membri delle forze di difesa ucraine prima di portarli via per interrogarli. Natalya Oleksandrova, un ottico in pensione, ha detto che i soldati hanno trattenuto suo nipote, dicendo che lo avrebbero preso per due giorni di interrogatorio. Lo hanno tenuto per tre settimane. Dopo che le truppe russe se ne sono andate, i vicini lo hanno trovato morto in uno scantinato. “Gli hanno sparato attraverso l’orecchio”, ha detto.

La minaccia degli omicidi per vendetta 

Nell’ultima settimana di marzo, le forze ucraine hanno organizzato un contrattacco per riprendersi la periferia nord-occidentale di Kiev. I combattimenti si sono intensificati bruscamente a Bucha, e le unità russe hanno iniziato a prepararsi per la ritirarata.

Uno dei loro ultimi atti fu quello di sparare ai loro detenuti e a chiunque altro si mettesse in mezzo. In una radura a lato di una strada, la polizia ha poi trovato cinque membri di una famiglia, tra cui due donne e un bambino, i loro corpi gettati a terra e bruciati. Almeno 15 persone sono state trovate morte con le mani legate in vari luoghi della città, indicando che più di una unità russa ha detenuto e giustiziato delle persone. Cinque corpi sono stati trovati in una cantina in un campo estivo per bambini, che le unità russe avevano usato come base. Altri sono stati trovati in via Yablunska, e altri ancora in una fabbrica di vetro.

Nel vicino villaggio di Motyzhyn, la vendetta ha giocato un ruolo importante nella morte del sindaco, di suo marito e di suo figlio, che sono stati trovati sepolti ai margini del villaggio. C’erano segni di tortura: dita rotte sul figlio e contusioni sul viso del sindaco, inflitte prima che fossero uccisi dalle forze russe esacerbate dal fatto gli ucraini avevano distrutto loro un camion e un veicolo blindato. “È stata una vendetta”, ha detto Anatoly Rodchenko, un insegnante di fisica in pensione il cui figlio è sposato con la figlia del sindaco ucciso, Olha Sukhenko. Il signor Rodchenko aveva assistito allo scavo della tomba, che conteneva anche altri tre corpi.

Nei resoconti confermati da un comandante militare locale, i residenti hanno descritto come un’imboscata ucraina che ha fatto esplodere il veicolo blindato e il camion dei rifornimenti ha portato a una raffica di violenza russa contro i civili. Il giorno seguente l’imboscata, un veicolo corazzato russo ha guidato lungo una strada, sparando a caso nelle case con una mitragliatrice pesante, ha detto Serhiy Petrovsky, il capo di un’unità locale di soldati volontari civili. Non sa quante persone siano state ferite o uccise, ma ha detto che dopo la partenza dei russi, ha raccolto 20 corpi nel villaggio e nei dintorni, uccise in questo episodio e in altri consimili. “Hanno sparato a tutto”, ha detto il signor Rodchenko. “Hanno sparato alle case. Hanno sparato a una donna per strada. Hanno sparato ai cani”

Lo stesso giorno, i soldati russi hanno arrestato la signora Sukhenko, 50 anni, suo marito, Ihor Sukhenko, 57, e il loro figlio, Oleksandr, 25, ha detto il signor Rodchenko. I corpi di tutti e tre sono stati trovati nella tomba. “Non capisco”, ha detto il signor Rodchenko. “Ok, il sindaco ha aiutato gli ucraini. Ma perché Oleksandr? Che cosa ha fatto?” Della presenza dell’esercito russo nel villaggio, ha detto: “era come un incubo”

Una telefonata gioiosa, poi il silenzio

Nei giorni che seguirono al ritorno delle truppe ucraine a Bucha, la polizia e gli operai del cimitero iniziarono a raccogliere cadaveri sparsi ovunque, sollevando sacchi per cadaveri neri in un furgone bianco. Nel fango sulle porte posteriori, i lavoratori avevano scritto “200”, la parola in gergo militare sovietico per i morti di guerra.

Il 2 aprile avevano già raccolto più di 100 corpi, e per la domenica seguente il numero era già salito a più di 360 nel distretto di Bucha. Dieci dei morti erano bambini, hanno detto i funzionari.

Il corpo di un uomo, 45 anni, trovato morto sul pavimento della sua cucina è stato portato via dai raccoglitori di cadaveri.

I corpi di persone in una casa per anziani dove sei residenti sono morti di fame.

Gli investigatori della polizia e i lavoratori del cimitero hanno indagato sui corpi trovati in città. I resti bruciati di una famiglia di quattro persone sono stati trovati in un mucchio di sei corpi, hanno detto gli investigatori.

Il 3 aprile, Marta Kirmichi stava cercando freneticamente su internet notizie da Bucha. Originaria della Moldavia, viveva in Ucraina, vicino alla città di Chernihiv, con suo marito e suo figlio da 10 anni. Aveva parlato l’ultima volta con suo marito, Dmitrii Shkirenkov, 38 anni, a metà marzo. Un operaio edile, aveva lasciato casa un mese prima per tornare al suo lavoro in uno dei nuovi complessi immobiliari di Bucha.

La copertura telefonica era discontinua, ma Dmitrii era riuscito a chiamare sua moglie il 9 marzo. “Qui sparano alla gente, ma io sono vivo”, le aveva detto. La seconda volta che ha chiamato, erano circa le 5.30 del mattino e l’ha svegliata. “Ha detto con una voce così: ‘Tesoro, sono vivo’ Sembrava davvero felice”. La chiamata, di appena 30 secondi, rese felice anche lei, la quale però non ebbe più sue notizie da quel giorno.

Poi Marta si è imbattuta nelle prime orribili fotografie di uomini che giacevano con le mani legate in via Yablunska, accanto a pallet e materiali da costruzione. Ha riconosciuto suo marito all’istante. Era sdraiato a faccia in giù, con le mani nascoste sotto di lui. Più tardi, ha trovato un’altra fotografia – lui era stato rimosso, ma i due corpi vicino a lui giacevano ancora lì. Ora Marta spera che, forse, suo marito sia stato ferito e portato in ospedale.

Dei 360 corpi trovati durante questo fine settimana a Bucha e nei suoi immediati dintorni, più di 250 sono stati uccisi da proiettili o schegge di granata e sono stati inclusi in un’indagine sui crimini di guerra, ha detto Ruslan Kravchenko, procuratore regionale capo a Bucha, in un’intervista. Molti altri residenti di Bucha sono morti per la fame, il freddo e la mancanza di medicine e supporto sanitario.

Seduto nella sua auto, il signor Kravchenko ha sfoglua foto di cadaveri sul suo cellulare. Ha detto che si aspettava altri casi mentre la polizia continuava a trovare corpi e le informazioni continuavano ad arrivare. Nel complesso, nella vasta regione di Bucha, ci sono stati almeno 1.000 morti durante questa guerra, ha detto. I morti sono per la maggior parte civili. Solo due membri dell’esercito ucraino erano tra quelli uccisi a Bucha, secondo Serhiy Kaplychny, un funzionario del cimitero della città.

La brutalità russa ha indignato la maggior parte del mondo e ha irrigidito la determinazione dell’Occidente ad opporsi alla sanguinosa invasione del presidente Vladimir V. Putin. “Il livello di brutalità dell’esercito di terroristi e carnefici della Federazione Russa non conosce limiti”, ha scritto la difensore civico Denisova. Ha fatto appello alla Commissione dei diritti umani delle Nazioni Unite per “prendere in considerazione di denunciare questi fatti in quanto crimini di guerra russi in Ucraina”

Alcuni dei peggiori crimini di Bucha – tra cui torture, stupri ed esecuzioni di detenuti – sono stati commessi dalle truppe che si erano accampate in una fabbrica di vetro, hanno detto i residenti locali e gli investigatori. Il procuratore regionale, Kravchenko, ha detto che gli investigatori hanno trovato un server lasciato dai russi che potrebbe aiutarli a identificare gli uomini dietro queste violenze. “Abbiamo già stabilito liste e dati di militari”, ha dichiarato il signor Kravchenko. “Questi dati arrivano a più di cento pagine”.

Gli investigatori ucraini hanno anche a disposizione le immese risorse che organizzazioni, cittadini e giornalisti hanno messo a loro disposizione. Si tratta di più di 7.000 video e foto postate su un hub internet governativo, warcrimes.gov.ua, ha detto il procuratore di stato, Iryna Venediktova. “Ciò che è molto importante qui è che questi dati multimediali sono realizzati in modo tale da essere prove ammissibili in tribunale”, ha detto. Questi dati attendono ora di essere decodificati tramite un lungo e laborioso processo di identificazione.

Nel frattempo, la signora Kirmichi non ha ancora informazioni su suo marito, l’operaio edile, e quando ha chiamato un ufficio governativo, le è stato detto di aspettare un mese per avere notizie. Al telefono sembrava disperata e in lacrime.

“Siamo solo in due, io e mio figlio, e non perdiamo la speranza”, ha detto.

Sacchi per cadaveri sull’erba di un cimitero.

L’articolo originale di Carlotta Galls, pubblicato dal New York Times, è disponibile qui.